A est: prima giornata

Itinerario: provincia di Venezia-Slovenia-lago Balaton-Budapest-Szeged-Sebes

Tasso di umidità al 98%. Si parte. Siamo in 4: io, il mio fidanzato, suo padre e la compagna di lui.

Slovenia. Una specie di Austria piena di autogrill e di mucche al pascolo.


Lago Balaton. Piove. Tutti i colori si mescolano. Ci fermiamo in una località turistica molto frequentata dai tedeschi. Sarà per questo che la tipica casa ungherese di campagna assume un gusto crucco che conferisce al luogo un’aria da paesello di Hansel e Gretel. Probabilmente, in estate è piacevole, ma oggi è deserta. Più triste e desolante di un luna park abbandonato. Non vediamo anima viva, nemmeno nelle stazioncine ferroviarie che costeggiano il lago. Mi viene da pensare che ora capisco perché i tedeschi vanno matti per le nostre perle sull’Adriatico. Un secondo dopo, mi pento di averlo pensato. Il lago è enorme, l’altra sponda non si vede nemmeno. Sembra di essere al mare, ma un mare senza vita.


Budapest. La periferia è uguale a quella di tutte le grandi città, un susseguirsi interminabile di centri commerciali con insegne dai nomi famigliari. Ikea, Decathlon, Tezenis, Mediaworld, Auchan. Budapest mi sembra il Friuli e l’Europa una mappa del consumo globale, senza soluzione di continuità. Per arrivare al cuore della città, attraversiamo uno dei ponti sul Danubio. Che non è blu, e già si sapeva. Piove. A dirotto, piove. E noi siamo senza ombrello. Ci laviamo da capo a piedi e riusciamo a vedere pochissimo della città, che mi piace lo stesso moltissimo. Alla fine, decidiamo di girare un po’ in macchina, per cui fotografo i palazzi dal basso. A Budapest ci sono tante librerie e locali. Col wi-fi. Ovunque ti giri, un McDonald. Stremati, dirigiamo l’auto verso la Romania. Dobbiamo decidere dove dormire, dato che non sappiamo bene fino a che ora ci si possa registrare in albergo. Preoccupata per la cena, mi informo e mi viene spiegato che da quelle parti nei ristoranti si mangia a ogni ora. Il mio paese ideale.


Szeged. Mangiamo. Informazione di servizio: se vi capita di fermarvi in un ristorante da queste parti (ma scopro che in Romania è uguale) e chiedete un contorno ricordate che vi verrà servito SOTTO il piatto che accompagna. Esempio preso dalla realtà: se prendete per secondo una cotoletta e come contorno patate al burro e prezzemolo sappiate che la prima verrà adagiata sulle seconde, nello stesso piatto. Il che può andare bene, dipende dagli abbinamenti, però.

Da Szeged a Deva. Il buio è più buio che in Italia, perché ai bordi dell’autostrada e anche in lontananza si vedono poche luci. Qualcuno dorme. Io mi chiedo se i miei gatti, a casa da soli e in balia delle loro reciproche antipatie, sentano la nostra mancanza. Incontriamo un incidente mortale, poverini, tutto bloccato. Rimaniamo fermi più di un’ora. I Signori Guidatori decidono che, a causa della sosta forzata, sarà meglio proseguire fino a destinazione, che è casa di mio suocero. Io, che non decido nulla ma mi fido, continuo placidamente a dormire sotto il plaid di pile. Deva, da cui ci dividono un centinaio di chilometri che sono tutti una curva, per chi non lo sapesse è la città dove ha sede la più famosa e dura scuola di ginnastica artistica della Romania (comunista e post). Avete presente Nadia Comaneci?

Sebes. Sono le 5 del mattino, crolliamo a letto. Breve giro della casa, ma non così breve da non farmi rendere conto che il suocero si è rifatto qui una versione nuova e più grande della sua casa italiana. Misto di amarezza e di quella tenerezza che solo gli uomini di mezz’età riescono a ispirare.

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