AL VIA TRACCE DI MURO!


“Berlino era ancora una città divisa. Ci vivevano due popoli diversi, sebbene evidentemente parlassero la stessa lingua. Il cielo era l’unica cosa che a quei tempi unisse la città.” (Wim Wenders)

Comincia domani lunedì 27 aprile la rassegna Tracce di Muro. Berlino 1961-1989, con il primo dei 5 appuntamenti previsti. Ecco in dettaglio il programma della serata, che si svolgerà al Cinema Ariston:

ore 18.30 DIE MAUER (Il Muro) di Jurgen Böttcher, Germania 1990, col. & b-n, 99’ (v.o. tedesca, sott. italiani).
Memorabile documento sullo smantellamento del Muro e, allo stesso tempo, requiem per un paese al quale il cineasta e pittore Jürgen Böttcher era stato legato per 40 anni da uno stretto rapporto di amore e odio. Vediamo il Muro fotografato da turisti giapponesi, smembrato pezzo dopo pezzo da bambini di origine turca che ne staccano i frammenti per venderli, utilizzato da innumerevoli gruppi di cameraman di tutto il mondo come sfondo pittoresco.
Böttcher e il suo cameraman Thomas Plenert si limitano a fissare con la macchina da presa le molteplici attività lungo quella che una volta era la “striscia della morte”, consapevoli che in quel momento ogni giudizio distruggerebbe la forza e l’unicità delle immagini. L’unico “commento” presente è rappresentato dalla proiezione di materiale d’archivio su un segmento del muro: così le immagini viste migliaia di volte, risalenti al periodo attorno al 13 agosto 1961, non solo diventano sopportabili ma, in virtù dello sfondo inedito, assumono una dimensione del tutto nuova. La mostruosa opera di costruzione al centro di Berlino – per più di 25 anni simbolo della guerra fredda – diventa attraverso lo stratagemma del regista schermo stesso della sua propria storia.
Jürgen Böttcher, classe 1931, dopo essersi diplomato all’Accademia di Belle Arti di Dresda, aveva iniziato la sua attività di pittore, cui si sarebbe aggiunta negli anni ’60, quella di regista. Nel 1961 entra come regista al dipartimento documentari della DEFA, (gli studi cinematografici dell’ex Germania est) dove rimarrà fino al 1990. Nel 1965, realizza un lungometraggio, che viene però censurato. Poco dopo aver girato il suo documentario sul Muro, annuncia di volersi ritirare dal cinema per dedicarsi alla pittura. Tornerà a dirigere, nel 1999, un video che riprende il lavoro di alcuni artisti durante una mostra.

ore 20.30 IL CIELO SOPRA BERLINO di Wim Wenders, Germania Ovest 1987, b-n & col., 130’, con Bruno Ganz, Otto Sander, Solveig Dommartin, Peter Falk (v. italiana).
Il cielo di Berlino è popolato da angeli. Fra loro, Damiel e Cassiel, i quali prendono nota di ciò che fanno e di ciò che pensano gli esseri umani. Gli angeli possono vedere gli uomini, benché il loro sguardo sia relegato al bianco e nero, e leggere nei loro pensieri senza essere visti, se non dai bambini, che sono gli unici ad accorgersi della loro presenza. Damiel e Cassiel si mescolano ai pensieri e alle esistenze degli abitanti di Berlino, divisi nella loro città da un muro che essi stessi hanno eretto, riempiono di annotazioni i propri taccuini e si scambiano le informazioni che hanno trascritto sugli esseri umani. Periodicamente si ritrovano con altri angeli che subiscono la loro stessa condizione spirituale nella Biblioteca Nazionale, dove si reca anche il vecchio Omero, che impersona una sorta di memoria storica della città.
Nello sguardo di Wenders, Berlino diventa metafora di ogni genere di frontiera, ma anche di tutto ciò che al mondo è diviso, spezzato, non più ricomponibile e, in quanto tale, unico luogo possibile di verità, l’unico luogo al mondo dove persino un angelo può arrivare a desiderare di possedere un corpo fisico…

questo post viene pubblicato in contemporanea su Cavò, il blog-rifugio di Alpe Adria Cinema

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