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Mi piace, non mi piace. Facebook e i bisogni espressivi

Nel passaggio che segue, Arbasino descrive la natura delle lettere ai giornali.

Quelle italiane [lettere ai giornali] dànno per lo più informazioni sullo stato d’animo e d’umore del mittente: mi piace, non mi piace; sono d’accordo, o non sono d’accordo. A ciò si aggiunge sovente il tentativo di spiritosaggine, sarcasmo, battuta: cioè, dopo aver comunicato le proprie impressioni, il bisogno di mostrarsi persone “di mondo”, deplorando la nequizia inqualificabile dei tempi ove siamo arrivati.

[Alberto Arbasino, Un paese senza, Garzanti, Milano 1990, p. 243].

Erano gli anni ’80 e i social media ancora là da venire. Ora, provate a sostituire l’incipit:

I commenti su Facebook dànno per lo più informazioni sullo stato d’animo e d’umore del mittente: mi piace, non mi piace; sono d’accordo, o non sono d’accordo. A ciò si aggiunge sovente il tentativo di spiritosaggine, sarcasmo, battuta: cioè, dopo aver comunicato le proprie impressioni, il bisogno di mostrarsi persone “di mondo”, deplorando la nequizia inqualificabile dei tempi ove siamo arrivati.

Gli strumenti di comunicazione cambiano, i bisogni espressivi no.

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