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Inchiostro invisibile: nessun libro è per sempre

Molti pensano che internet faccia male alla lettura, che ci abbia costretto a cambiare la nostra modalità di avvicinamento al testo scritto, rendendoci incapaci di sopportare la fatica e la concentrazione che un testo magari lungo e approfondito richiede. I più pessimisti ritengono che i tempi del marketing editoriale si siano ridotti e integrati con la natura transitoria di un tweet o un post su Facebook, in una congiura che ci vorrebbe tutti e sempre più dei “non lettori”.
Eppure, anche prima della rete migliaia di libri sono “scomparsi” velocemente nel nulla: eliminati dalle librerie e dalla memoria collettiva, il loro ricordo è sopravvissuto solo nel cuore e nella memoria dei loro lettori. C’è chi ha ascoltato la “scia affettiva” che si sono lasciati dietro e ha dato loro una nuova voce.

Christopher Fowler è uno scrittore inglese. Londinese, classe ’53, ha al suo attivo diversi romanzi e racconti che spaziano dal thriller al crime, passando per il fantasy [Il suo romanzo breve Breath, pubblicato dalla Telos Publishing, ha vinto il British Fantasy Society Award nel 2005], un ciclo dedicato ai due detective Arthur Bryant e John May e la trasposizione radiofonica per la BBC di un’avventura di Sherlock Holmes. Ha un blog, potete scoprire da soli le cose che fa :)

Beh, Fowler, a un certo punto della sua vita, si è reso conto che i suoi amici e i frequentatori della sua casa non avevano mai sentito parlare di molti dei libri che occupano i ripiani delle sue librerie. La cosa l’ha sorpreso e molto, perché in larga parte si trattava di volumi che avevano avuto un grande successo editoriale all’epoca della loro pubblicazione, erano stati molto popolari e amati, nonché segnato generazioni intere di lettori piccoli e grandi o creato generi del tutto nuovi.
Facendo una piccola ricerca, si accorse che molti di quei titoli erano fuori commercio, scomparsi per sempre dagli scaffali delle librerie, talvolta mentre i loro autori erano ancora in vita. Peggio ancora, nessuno si ricordava più di chi li aveva scritti.

A un tratto, Fowler si rese conto di un’evidenza a cui non aveva mai pensato: un autore può scomparire del tutto, e così le sue opere.

Nemmeno l’avvento dell’ebook aveva portato a una ripubblicazione di queste opere perdute. Eppure, da qualche parte doveva essere rimasto qualcosa del loro ricordo, perlomeno nel cuore di chi aveva amato quei libri, perché (come dice Fowler e io sono d’accordo) “i lettori non dimenticano, solo le librerie lo fanno”.

Forse – pensò – incrociando il ricordo dei lettori con l’economia della coda lunga qualcosa si poteva fare. Nel 2008, dalle pagine dell’Independent cominciò così a raccontare la storia di autori dimenticati che avevano goduto di grande successo di mercato e poi erano scomparsi del tutto dai cataloghi nella rubrica “Invisible Ink“, inchiostro invisibile [mentre scrivo viene pubblicata la storia n. 175].

Ora, la particolarità dell’inchiostro invisibile è che se, sottoposto al giusto trattamento e nelle condizioni appropriate, può tornare a essere visibile.

E così è stato per molti dei libri raccontati da Fowler: la rubrica ha acquistato una sua identità e un suo pubblico, alcuni editori coraggiosi (soprattutto editori digitali, ma non solo) hanno cominciato a ripubblicare qualche titolo. Fowler, il quale era partito dai propri libri, comincia ad accogliere le segnalazioni dei lettori. Più il tempo passa, più la lista di autori si allunga, tanto che l’autore ha deciso infine di ampliare le prime 100 schede autore e raccoglierle in un libro. Così è nato Invisible Ink: How 100 Great Authors Disappeared (Turnaround Publisher Services, 2012). Un libro da leggere (c’è anche in ebook, ovviamente) per ricordarci che i libri possono scomparire, ma anche risorgere – se lo vogliamo -, per il piacere dei loro vecchi lettori o di qualcuno che li scopre per la prima volta.

Io, dei 100 autori presenti nel libro ne ho scelti 5, tutte autrici. L’unico uomo che ho scelto di citare (e che trovate alla fine del post) non è uno scrittore, ma è stato molto importante per molti degli autori raccontati nel libro.

Buone scoperte!

1. EM Delafield. Vero nome Edmée Elizabeth Monica De La Pasture, contessina. Infermiera nella Prima guerra mondiale, lavoratrice in una fattoria collettiva russa, volontaria dell’Air Raid Preucations (organizzazione inglese che si occupava di assistere la popolazione civile durante i raid aerei) durante la Seconda, pubblicò oltre una trentina di libri, tutti di enorme successo. Molti di questi – avverte Fowler – si possono far rientrare a pieno diritto fra i capolavori dell’umorismo del ventesimo secolo. Forti i temi trattati (oltre a quelli autobiografici del Diary of a Provincial Lady): dall’omicidio all’alcolismo, passando per l’amore lesbico, le crudeltà famigliari, l’adulterio e il tradimento. A sinistra, ritratta sulla copertina di Life, giusto per dare un’idea di quanto fosse popolare.
→ Wikipedia
→ Disponibile in italiano: Diario di una lady di provincia (Neri Pozza).

 

 

2. Philippa Pullar. Nata nel 1935 da una famiglia della middle class inglese, sposa nel 1958 un allevatore di polli, immaginandosi di iniziare una vita all’insegna dell’unione con la Natura. Ben presto, si rende conto di avere sempre avuto una visione troppo romantica della campagna. Forte anche di questa esperienza, nel 1971 scrive un libro di difficile classificazione: Consuming Passions: A History Of English Food and Appetite. Più un trattato sul gusto che un libro di cucina, il libro mescola ricette, aneddoti, spiegazioni storiche, etichetta e tratta di cannibalismo, agricoltura, mitologia, stregoneria, magia e molto altro [Fowler cita soprattutto i capitoli intitolati “Pudding, Pepys e il Puritanesimo” e “Erezioni culinarie”].
→ Wikipedia

 

 

3. Charlotte Armstrong. Nata nel Michigan nel 1905, lavora nella sezione annunci pubblicitari del New York Times e come reporter di moda fino a quando decide di dedicarsi al poliziesco, in particolare al suspence novel. Con il nome di Jo Valentine scrive più di 30 romanzi. Da The Chocolate Cobweb (del 1948) viene tratto nel 2000 il film Grazie per la cioccolata di Claude Chabrol. Basta questo titolo per convincerci che Fowler deve aver ragione quando la definisce una “maestra della suspance”.
Wikipedia
→ Disponibile in italiano: Paradossalmente, in Italia la Armstrong è molto più nota che altrove e questo si deve al fatto che è stata pubblicata da “Giallo Mondadori” fin dagli anni ’50. Lo scorso ottobre, sempre Mondadori ha ripubblicato Un cadavere al giorno (Lay on, Mac Duff), il suo primo romanzo.

 

 

4. Margaret Millar. Gli anni ’50 sono stati, nel mondo del thriller americano, il decennio della psicoanalisi, esplorata a fondo sia dalla letteratura che dal cinema. In questo filone, si inserisce la carriera di questa scrittrice, nata nell’Ontario nel 1915 e trasferitasi negli States (dove sposa un altro giallista, Ross Macdonald). Nei suoi 27 romanzi (seguiti da molti racconti), Millar dà il meglio di sé nella descrizione complessa (anche se resa in una scrittura succinta e veloce) della psicologia dei suoi personaggi. Macchinazioni, follia, eroine fragili, finali a sorpresa, ma soprattutto l’esplorazione della dimensione emotiva femminile fra anni ’40 e ’50 sono gli ingredienti che fanno la fortuna dei suoi libri. Millar sarebbe potuta rimanere nella storia (anche del cinema) se Bette Davis non si fosse rifiutata, all’ultimo momento, di interpretare la parte della protagonista nella trasposizione per il grande schermo di The Iron Gates, solo perché non sarebbe comparsa nell’ultimo terzo della storia…
→ Wikipedia
→ Disponibile in italiano: anche Millar è stata pubblicata in Italia da Mondadori e circola nel mercato dell’usato e del collezionismo. Attualmente, si trova Quando chiama una sconosciuta (Polillo).

 

5. Maryann Forrest. Australiana di nascita, pubblica nel 1970 Here (Away From It All), una specie di Signore delle mosche ambientato su un’isola greca, i cui protagonisti non sono dei bambini, ma turisti tagliati fuori dal mondo da una catastrofe di portata globale. A sentirlo raccontare da Fowler il primo paragone che mi è venuto in mente è quello con Ballard, ma per l’autore l’esempio più vicino di racconto post-apocalittico si trova ne La strada di McCarthy. Due libri dopo, Forrest  scompare nel nulla. Anthony Burgess aveva definito il suo esordio “profondamente disturbante”, ma “un piacere letterario sottile”. Forse per questo, Fowler si incaponisce a voler scoprire che fine ha fatto questa signora. Grazie alla rubrica, da cui lancia un appello, la ritrova a Londra: artista poliedrica, scultrice e librettista d’opera, ma soprattutto con quello che è sempre stato il suo nome vero: Polly Hope.

 

 

+

Infine, Alfred Hitchcock. Il genio che non ha bisogno di presentazioni torna più volte nel corso del libro: nel caso della stessa Charlotte Armstrong (che aveva scritto diversi testi per la serie Alfred Hitchcock Presents e di cui lui stesso aveva filmato un soggetto per la TV), ma anche quando si assicura i diritti del romanzo di Pierre Boileau e Pierre Ayraud Les Diaboliques (che verrà invece portato sullo schermo da Clouzot), che invece cureranno per lui l’adattamento di Vertigo. Oppure, ancora, quando adatta per la televisione alcuni racconti di Stacy Aumonier o di George Langelaan (Croce di guerra per essere fuggito da un campo di prigionia tedesco nel 1942, dove era finito per aver collaborato con la resistenza, e autore del libro da cui verrà tratta La mosca di Cronenberg) o quando, probabilmente, prende spunto dal racconto The Birds di Frank Baker per realizzare il suo omonimo capolavoro (anche se ufficialmente la sceneggiatura è tratta dal racconto di Daphne du Maurier). Sempre per Alfred Hitchcock Presents vennero adattati alcuni racconti di John Collier, autore pure di Green Thoughts, che ha ispirato il film La piccola bottega degli orrori, di Roger Corman.

Non c’è da stupirsi di quanti punti di incontro e collaborazione ci siano stati fra questi autori  e Hitchcock: in fondo, parliamo di romanzieri che si muovevano in gran parte nel grande oceano della letteratura di genere poliziesco o thriller. E poi, diciamo la verità, Invisible Ink o Lo scrittore scomparso sarebbero stati ottimi titoli per un film del Maestro del thriller, no? 😉


I contenuti di questo post sono rilasciati con licenza Creative Commons 3.0 (CC BY-NC-SA 3.0). L’immagine di EM Delafield è di proprietà di LIFE.

  3 comments

  1. hetschaap   •  

    Molto interessante. Interessante scoprire libri e autori (autrici!) dimenticati ma, ancora di più, venire a conoscenza di iniziative del genere. Bellissima l’idea di Fowler.

  2. giovanna tinunin   •  

    vero, @hetschaap? Ti fa venir voglia di provare a farlo per l’italia… 😉

  3. hetschaap   •  

    Sì, davvero. Sarebbe assolutamente interessante. Ho diversi titoli in mente che andrebbero letti mentre in molti li tralasciano 😉

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