Rinascimento al muro

Girando per la rete si trovano davvero delle cose fantastiche. Oggi, per esempio, ho “scoperto” questa artista che si chiama Jola Kudela, in arte Yola. Polacca che vive fra Parigi e Londra, Yola fa tante cose: è motion designer, compositing artist, visual director. Si è diplomata presso la prestigiosa scuola di cinema di Łódź, in Polonia, e poi si è specializzata in cinema d’animazione a Parigi, alla CFT Gobelins. Una delle sue passioni è la fotografia e qualche mese fa ha realizzato un progetto di street art a Varsavia, reinterpretando in chiave contemporanea l’arte rinascimentale, riutilizzandola e attualizzandola per una serie di affreschi che hanno coperto le facciate dei palazzoni del quartiere Praga.

Lo stile è quello delle grandi pale e dei dipinti che tutti conoscono (Michelangelo, Piero della Francesca, ecc.). Sulla scelta di partire da opere famose, Yola spiega: 

In pittura, trasferire in un contesto contemporaneo icone e simboli molto conosciuti e riconoscibili non è affatto una novità. Gli artisti lo fanno da secoli… prendiamo la Venere di Urbino dipinta da Tiziano nel 1538 e che, per l’epoca, era abbastanza rivoluzionaria. Tiziano la ritrasse in un contesto completamente diverso da quello accettato all’epoca. Venere era una dea greca, per cui si riteneva che dovesse trascorrere il proprio tempo fra le nuvole dell’Olimpo, tutta vestita di bianco, non certo in una casa di Firenze. Secoli dopo, nel 1863, un signore di nome Manet fa impersonare Venere a una ben nota e non troppo rispettata prostituta. Uno scandalo incredibile! […] Ho scelto dei dipinti che chiunque con una conoscenza nella media della storia dell’arte potesse riconoscere e apprezzare così il dialogo della mia opera con l’originale. Anche gli artisti rinascimentali non facevano eccezione e usavano i propri contemporanei come modelli, prendendo decisioni spesso controverse… da qui la mia decisione di includere nelle mie immagini alcuni abitanti di un quartiere di Varsavia”.
E così ha fatto. Molti di loro sono persone di una certa età, scelte – come spiega l’autrice stessa – con intenzione leggermente sovversiva fra gli ospiti di un centro di accoglienza diurno: 
Una specie di paradiso degli Angeli caduti, che hanno tutti dai 60 anni in su, e che stanno finendo i loro giorni in un posto del genere perché hanno perso la battaglia contro la vita che si conduce nella società in cui vivono. La stessa società cui hanno contribuito per tutta la vita e che ora li ripaga con una misera pensione, che non basta per condurre un’esistenza dignitosa”. Non ci si deve aspettare però che le opere di Yola raccontino di persone afflitte e tristi: “Mi aspettavo di trovare miseria umana e invece ho trovato un mucchio di gente felice. […] Botticelli credeva che attraverso la bellezza e l’amore si potesse raggiungere l’eterna felicità. Non pensavo certo a una così definitiva mentre lavoravo al progetto, volevo solo regalare al quartiere un po’ di bellezza e di gioia. Alla fine, è accaduto l’opposto: sono stati il quartiere e i suoi abitanti che hanno portato nella mia vita un sacco di divertimento, gioia, risate e soddisfazioni”.
Sul blog di Yola ci sono altre immagini, andate a vederle! Yola fa tante cose, le trovate sul suo sito 


(ho scoperto Yola grazie a flavorwire.com)

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