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Una giornata al mare

Anche in spiaggia, come ovunque, la cosa più interessante da osservare sono le persone e i loro giochi.

E tu, Eleonora, ci vuoi andare all’università?
No.
Perché no?
Vuole fare la scuola di moda, interviene la madre finto-bionda e sovrappeso dal lettino su cui è spiaggiata. Lo dice con un ghigno evidente da madre orgogliosa.
Una rapida occhiata all’interpellata mi fa calcolare che non può avere più di 11 anni. Chissà cosa si immagina che sia, una scuola di moda.

Un’altra bimbetta, più piccola. La madre la sgrida di continuo. Alla terza volta in cui le sento dire con astio “Chiudi la bocca” cerco di estraniarmi. “Impara a usare la testa!”, le dice ora. Va bene, ma chi glielo darà il buon esempio?

Padre e figlio cresciuto, uno la fotocopia dell’altro. Il primo sulla sessantina, il secondo potrebbe andare per i 30, anche se l’espressione vaga che ha sulla faccia non lascia intendere con precisione in che fase della vita si trovi. Asciugamani uguali, berrettini uguali, costume uguale, stomaci uguali. Fanno il bagno insieme e così le passeggiate sul bagnasciuga. Fumano insieme. Mi chiedo se la moglie/madre, per risparmiare tempo e fantasia, compri a tutte e due le stesse mutande.

Questa è una spiaggia libera e ci sono tanti cani. Si avvistano da lontano, al guinzaglio dei loro rispettivi padroni o lasciati liberi di scorrazzare dentro e fuori dall’acqua. Una volta riconosciutisi come appartenenti alla stessa specie, si avvicinano guardinghi, ma scodinzolando. Si annusano, si piacciono, a volte abbaiano o ringhiano. Sono estrosi e istintivi come noi non sappiamo più essere quando incontriamo un estraneo con cui sentiamo di avere qualcosa in comune per il solo fatto di essere vivi entrambi. Gli umani che li controllano qui non contano più nulla.

I ragazzini rachitici che giocano a bocce. Chissà se un giorno si vergogneranno di essere stati così sgraziati.

Tante pance, tanti culoni, segno che per anni abbiamo consumato molto più del necessario. La crisi vera è questa: dover scontare tutta quella ciccia.

Che vite impegnate devono avere tutte queste persone che attendono con ansia la settimana ferragostana al mare per riempire pagine e pagine di parole crociate? Avvisto un libro qualche ombrellone più in là, ma riconosco la copertina, è di Fabio Volo. L’unico col Kindle è il mio fidanzato. La sabbia non mi ha mai fatto tanta paura come oggi.

Il melone è buonissimo e fresco, altro che le patatine fritte dei nostri vicini.

Finalmente in acqua, a fare il morto. Nelle orecchie il suono compatto del mare e basta. Il cielo, sopra di noi, è striato di nuvole e sembra infinito. A un tratto, non c’è più nessuno.

  4 comments

  1. Francesco   •  

    Quanti giudizi in un unico post! capisco le madri isteriche e i culoni, ma padre e figlio evidentemente hanno dei problemi e ironizzare sulle mutande è fuori luogo.

  2. giovanna tinunin   •  

    @Francesco mi complimento con te, io ancora non ci riesco a guardare le cose con il tuo distacco :)

  3. Panzallaria   •  

    Io che sono finto bionda e culona mi sono sentita un po’ presa in causa. Pensa che ogni tanto dico pure a mia figlia che non ne posso più.. È evidente: sono icona della crisi di questo millennio che si ciba solo di patatine e Fabio Volo :-) spero che almeno tu sia riuscita a rilassarti al mare e a leggere un libro degno di questo nome :-)

  4. giovanna tinunin   •  

    ahahah @Panzallaria, tutti in fondo siamo un po’ finto-bionde e culone, no? Quello che mi ha colpita di quell’ombrellone, come di molti altri a portata di occhio e orecchi, è stato che nessuno sembrava felice di essere lì, in un giorno di ferie, con persone con cui – in teoria – dovrebbe aver voglia di passare più tempo possibile. Ovvio, ho visto anche persone – grandi e piccole – felici e rilassate. La madre che sgridava la bambina non mi ha invece solo colpita, ma proprio addolorata. Il tono era così astioso e l’espressione della piccola davvero triste. Forse mi sbaglio, ma non credo che tu alla tua bimba ti rivolgeresti mai in quel modo

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